SCENE DA UN MATRIMONIO

Martedì 7 gennaio 2025 - Ore 20.45

FAUSTO CABRA e SARA LAZZARO

in

SCENE DA UN MATRIMONIO

Di Ingmar Bergman

Traduzione italiana Piero Monaci

Adattamento teatrale Alessandro D’Alatri

Regia Raphael Tobia Vogel

Scene Nicolas Bovey

Luci Oscar Frosio

Musica Matteo Ceccarini

Costumi Nicoletta Ceccolini

Contenuti video Luca Condorelli

Produzione Teatro Franco Parenti

 

In accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Joseph Weinberger Limited, Londra, per conto della Ingmar Bergman Foundation © Josef Weinberger Ltd, www.josef-weinberger.com

In Scene da un matrimonio, Raphael Tobia Vogel esplora il tema dei sentimenti familiari e delle dinamiche che caratterizzano la relazione di coppia.

Lo spettacolo trae ispirazione dal celebre capolavoro di Ingmar Bergman, proposto come miniserie televisiva cinquant’anni fa successivamente trasformata in lungometraggio. Un’opera capace di lasciare un segno indelebile, non solo nella storia del cinema.

È la storia di una coppia che cerca un modo per rimanere unita e apparire felice, pur vivendo un rapporto segnato da crepe e insoddisfazioni, rabbia, risentimento e tensioni accumulati negli anni. Lo spettacolo esplora temi universali quali il matrimonio, la famiglia borghese e le convenzioni sociali, e sottolinea il peso delle maschere

che impediscono la vera conoscenza e una relazione autentica.

Protagonisti dello spettacolo, Sara Lazzaro e Fausto Cabra. Sara Lazzaro, formatasi al Drama Centre di Londra, è volto noto al grande pubblico televisivo per la sua partecipazione a DOC e The Young Pope. È stata diretta in cinema tra gli altri da Andrea Segre e Paolo Virzì e in teatro da registi come Giorgio Sangati, Marco Tullio Giordana e Cristina Comencini. Fausto Cabra è un pluripremiato attore e regista tra i più apprezzati e preparati della sua generazione.

È stato tra i protagonisti di Lehman Trilogy di Luca Ronconi e ha al suo attivo importanti esperienze teatrali con grandi registi, da Declan Donnellan a Carlo Cecchi, da Mario Martone a Valerio Binasco.

La capacità di Raphael Tobia Vogel di perlustrare la natura dei sentimenti nelle relazioni di coppia e familiari, emerge già chiaramente nei suoi lavori precedenti (Per strada, Buon anno ragazzi, Mutuo soccorso, di Francesco Brandi e Marjorie Prime, di Jordan Harrison). Ma è soprattutto nella sua ultima regia Costellazioni di Nick Payne, che Vogel – come ha riconosciuto il pubblico con il tutto esaurito delle repliche al Parenti e come ha sentenziato la critica – fa un salto di maturità e sensibilità registica, raccontando con una limpidezza esemplare la geometria dei sentimenti della coppia protagonista del testo.

NOTE DI REGIA

Giovanni e Marianna sono sposati da dieci anni, hanno due figlie piccole e una vita apparentemente ideale. Si avvertono solo delle piccole crepe nell’adempiere alle pesanti responsabilità sociali e familiari che la vita borghese impone loro. Desiderano rompere quella gabbia di doveri e di obblighi imposti dalla società. Malgrado la loro età adulta ci appaiono come due bambini. E come tali, finiranno per scagliarsi uno contro l’altra. Troppi il risentimento e l’odio coltivati negli anni, ma tenuti ben nascosti. Il loro amore però, seppur imperfetto, violento, fatto anche di dipendenza e patologia, non muore mai del tutto: anche quando il tumulto della passione e quello della vendetta saranno tramontati, Giovanni e Marianna non riusciranno mai a stare l’uno senza l’altra. E una volta superati e abbandonati i concetti di matrimonio e di famiglia, torneranno a un affetto più dolce, docile ma anche più profondo. Si saranno fatti la guerra, ne saranno usciti entrambi sconfitti e potranno finalmente deporre le armi. Ma la vera guerra avviene dentro loro stessi: i nostri protagonisti si scontrano con un profondo senso di vuoto e di confusione nel non riuscire ad afferrare il senso della loro vita. Si annoiano a vivere la monotonia della ripetizione. Qualcosa è morto in loro quando la quotidianità ha preso il sopravvento sulla sorpresa. Trovano nell’altro quegli stessi demoni che vorrebbero annientare in loro stessi.

Dopo una vita intera con addosso maschere, una vita passata a “nascondere la spazzatura sotto il tappeto”, i loro spiriti devastatori emergono portando tanto dolore, ma finalmente anche verità.

Osserviamo da vicino e ininterrottamente il dimenarsi di due esseri umani complessi e contraddittori, come fossero sotto una gigantesca lente di ingrandimento che mette a fuoco ciò che è più doloroso. Bergman ci dice che la vita dei sentimenti e così complicata che, forse, solo attraverso le lenti della finzione riusciamo a vedere tutto ciò che nella nostra vita quotidiana fa troppo male e a volte non vogliamo vedere. Vorrei che questo spettacolo fosse anche un campanello di allarme per tutti noi. Soprattutto in una epoca in cui l’evasione dai problemi, l’autodistruzione e, in particolare, la violenza coniugale sono tristemente molto attuali.

Vorrei che il pubblico sentisse di essere seduto in prima fila a testimoniare segretamente, a sbirciare dentro l’intimità di questa coppia e di questa casa che, peraltro, è come una sorta di terzo personaggio. Per questo ho voluto una scena che trasmettesse una sensazione di claustrofobia, simile a quella vissuta dai personaggi. Come i nostri due protagonisti, anche la casa vive una trasformazione nel tempo. Al principio contemporanea, claustrofobica, specifica e piena di oggetti, progressivamente subirà uno sventramento che la porterà a essere senza tempo, ariosa e universale. Una sorta di casa delle memorie e dei ricordi, piena di ferite e detriti del loro rapporto.

Raphael Tobia Vogel

 

Durata dello spettacolo: 2 ore e venti minuti incluso intervallo

 

BIGLIETTI (comprensivi del diritto di prevendita):

Posto Unico  Intero €. 32.00

Posto Unico Ridotto €. 30.00

Loggione €. 12.00