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"C'è un tempo per ogni cosa sotto il sole: c'è un tempo per piangere, c'è un tempo per ridere…"
La saggezza eterna del Libro dei Libri può essere applicata ad una materia che un osservatore superficiale potrebbe giudicare frivola come una stagione teatrale?
La risposta è insita nella domanda, si. Anche perché come ben sappiamo, il Teatro è specchio della Vita, anzi probabilmente è parte integrante della vita è quella occasione di tornare sui nostri passi per vedere le conseguenze di scelte non fatte che nella realtà quotidiana ci manca.
E se gli spettacoli che abbiamo visto sul palcoscenico del nostro amato Cagnoni durante la stagione 2002-2003 ci hanno fatto esplorare vari aspetti del teatro brillante (ma non solo!), dallo splendido Arlecchino con Ferruccio Soleri, all'incredibile cantastorie di Mazzarella, dal musical "made in USA, al vaudeville in versione partenopea, quella che presentiamo al pubblico vigevanese per il 2003-2004 è dedicata alla grande prosa.
Una prosa di altissimo livello che è fatta di grandi autori (Diderot, per esempio), ma soprattutto di grandissimi attori. Calcheranno la nostra scena Gabriele Lavia e Giorgio Albertazzi, Giulio Bosetti e Paolo Poli, Paolo Villaggio e Carlo Giuffrè, per non dimenticare Glauco Mauri e Roberto Sturno che hanno saputo magistralmente interpretare le grandi opere del Poeta di Stratford-on-Avon ed ora affrontano l'opera non facile di un altro elisabettiano, Ben Jonson.
Questo quadro ricco ed emozionante, è stato magistralmente creato da Fiorenzo Grassi e dagli staff del Teatro Cagnoni e dell'Ufficio Cultura, persone meravigliosamente dedite a cui va il mio ringraziamento e quello di tutta la Città.
Non sarei però sincero se dicessi che la mia approvazione entusiastica della stagione proposta, sia dovuta solo alla possibilità di offrire spettacoli molto apprezzati dalla critica e dal pubblico di Milano e Roma. Sono stato anche colpito e affascinato dalle tesi di uno studioso di Scienza della Politica che risponde al molto teutonico nome Ekkehart Krippendorff.
Il professor Krippendorff sostiene che la democrazia, la vera grande democrazia, quella ateniese dell'età aurea è nata in Teatro.
Il senso critico, la capacità di mettere in discussione le decisioni dei governanti, la consapevolezza che i re per diritto divino possono sbagliare come i magistrati eletti dal popolo, tutto ciò è nato in Teatro. Non dunque, il clima politico più libero della Grecia di Pericle ha favorito l'arte dei grandi drammaturghi, ma esattamente il contrario, l'arte ha creato le basi di una società libera.
Forse il nostro offrire una panoramica dell'Arte Teatrale nei suoi aspetti più belli e profondi potrà contribuire (per quanto limitatamente), a stimolarci ad una maggiore attenzione anche politica a vigilare affinché gli interessi economici, le mode, gli slogan urlati e le verità preconfezionate non soffochino le nostre libertà così come denunciato da quell'altro grandissimo poeta che fu Ezra Pound.
Una meta irraggiungibile? Un attacco di puro velleitarismo? Se posso parafrasare anche Manzoni dirò che saranno i posteri a stabilirlo, per ora non posso che ringraziarvi per avermi seguito fin qui ed auguro a tutti voi di passare in nostra compagnia splendide serate liete ed arricchenti.
Buon divertimento.
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