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IL TESTO E LE SUE RAPPRESENTAZIONI
Scritto nel ’97 da Arthur Miller, Il mondo di Mr Peters (titolo originale: Mr. Peters’ Connections) è stato rappresentato per la prima volta a New York, al Signature Theatre Company di Brodaway, nel giugno del ’98, con Peter Falk nel ruolo del protagonista e la regia di Garry Hynes. Nel maggio del 2000 è “approdato” a Londra, all’Almeida Theatre e, nell’ottobre del 2002, è stato portato in scena al Théatre de l’Atelier di Parigi da Jorge Lavelli nell’interpretazione di Michel Aumont, con il titolo Le désarroy de M. Peters .
Quella di Enrico Maria Lamanna con Giorgio Albertazzi, è la prima rappresentazione in Italia, che chiude la felice stagione 2002-2003 del Teatro Argentina (il pubblico è aumentato di circa il 40% rispetto allo scorso anno, gli abbonati del 36%) e che sarà in tournée nei principali teatri italiani a partire dal prossimo autunno (il 21 ottobre aprirà la stagione del Teatro La Pergola di Firenze).
SINOSSI
Nel Mondo di Mr Peters il protagonista Harry Peters, ex pilota militare e civile che nella sua lunga vita ha visto morire praticamente tutti i suoi amici (“e tutte le donne con cui sono stato a letto, tranne mia moglie”), sta vivendo un particolare stato di “confusa lucidità” in cui il mondo reale interagisce con i ricordi, le ansie, le paure, le nostalgie. Sullo sfondo, un vecchio night in disarmo che un uomo (stranamente somigliante al fratello scomparso) sta tentando di vendergli. E poi una galleria di personaggi che in parte appartengono al passato, in parte alla moderna vita metropolitana alla quale Peters si sente sempre più estraneo: Adele, la barbona nera; Chaty May l’amata defunta della sua gioventù, con il marito Larry; Rose, sua figlia, incinta, e Leonard, chitarrista innamorato di lei; sua
moglie Charlotte. Trait d’union tra questa continua sovrapposizione di presente e passato, di realtà e di ricordi, la ricerca di un “senso” da parte del protagonista, che egli chiama “il soggetto”.
La scenografia, firmata Paolo Tommasi come pure i costumi, è un interno oscuro solcato da improvvisi flash. Le musiche, di Marco di Gennaro, eseguite da alcuni dei più grandi jazzisti italiani, alternano interventi jazz con vecchi revival.
GIORGIO ALBERTAZZI
“Si tratta dell’ultimo testo scritto da Miller. La drammaturgia e la letteratura del nostro tempo mi sembrano attente a quel momento in equilibrio tra la vita ed il presentimento della morte che si manifesta, esplode nella persona anziana. E’ paura o precognizione? Arricchimento di coscienza o pericoloso ritorno verso le memorie dell’infanzia e dell’adolescenza? Chi sono le persone intorno a te: ombre, ricordi o sconosciuti che incontri su una misteriosa riva di un fiume di cui evitiamo di fare il nome? A mio parere, fra gioia, esaltazione, dolore e lussuria, questo è il testo di Arthur Miller”.
ENRICO MARIA LAMANNA
“Era da tempo che volevo mettere in scena questo testo. Lo avevo letto, ma non riuscivo a trovare l’interprete. Contemporaneamente, anche Albertazzi lo aveva letto, ma non riusciva a trovare il regista. Una sera ci siamo incontrati, ne abbiamo discusso ed è nato il progetto. Nella nostra lettura del testo, al centro c’è il viaggio di un uomo all’interno di se stesso, viaggio che prima o poi affrontiamo tutti e che ci porta ad aprire porte da tempo chiuse, ad affrontare la nostra ‘zona d’ombra’. Non a caso Harry Peters, in questo suo “peregrinare”, incontrerà una barbona nera che incarna proprio la zona di tenebra di ognuno di noi, la paura della morte, la paura di affrontarsi”.
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