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Cenni di regia:
Ora io dovrei scrivere le note di regia com'è d'uso; cioè le ragioni per cui rimetto in scena questa bella commedia di Eduardo Scarpetta dopo 14 anni. Si perché la prima edizione risale appunto al 1989. La rimetto in scena perché è una commedia allegra, divertente che svolge due temi sociali di grande teatralità. La tragedia della miseria e il grottesco della nobiltà. Piacque molto questa commedia al pubblico ed ai critici, fu un vero trionfo e piacque tanto anche a Federico Fellini che vide lo spettacolo tre volte. Quando gli chiesi perché gli fosse piaciuta tanto e se poteva darmi una testimonianza scritta, gli porsi carta e penna ed il genio scrisse: "Ecco il teatro, quello vero, che funziona da sempre come una bella festa tra vecchi amici con cui stai subito bene. L'avanspettacolo, il melodramma, la farsa, la canzonetta napoletana, il circo, le marionette, tutto riposto con passione e lucido divertimento da attori, che ti appaiono, e forse sono, come le magiche reincarnazioni dei grandi Pulcinella. Sono personaggi che conosci da sempre e quelle storie le hai sentite tantissime volte, ma le vuoi riascoltare ancora per ridere e commuoverti ed applaudire alla fine con convinzione, con gratitudine, nutrendo, forse, nel profondo, la segreta speranza che tutto ciò che di spensierato, buffonesco, patetico, assurdo, e straziantemente umano hai visto accadere su quel palcoscenico, spente le luci e uscito dal teatro, tu possa ritrovarlo fuori, nella vita... (Federico Fellini)
“Miseria e Nobiltà”di Eduardo Scarpetta
Eduardo Scarpetta, come egli stesso ha lasciato scritto nelle sue memorie, quando presentò nel 1888 al Teatro del Fondo, “Miseria e Nobiltà” , temeva che il pubblico gli facesse cattiva accoglienza. E invece questa commedia sarebbe diventata una delle più celebrate del teatro napoletano, inclusa nel repertorio di generazioni di comici , conosciutissima dal pubblico che rese proverbiali certe sue battute. E’ stato detto che il primo atto è degno della firma di Molierè e addirittura Benedetto Croce dedicò un saggio alla commedia. Massimo Gorky, che assistè ad una rappresentazione a Napoli, l’indomani inviò a Scarpetta una corona d’alloro con una sua dedica.
Forse c’era qualche ragione in quei timori della vigilia. Scarpetta aveva consacrato il suo successo pescando nello sterminato repertorio del teatro “boulevardier” e delle “pochades” francesi, occorreva dunque che egli mostrasse di sapersi cimentare in “regolari commedie” anche per confermare quanto di lui avevano scritto su “ La Nazione” di Firenze, e cioè che con Scarpetta “ ci poteva essere un teatro vernacolo da stare al pari del migliore teatro italiano: non solo, ma anche del migliore teatro straniero… “E allora, ecco il colpo magistrale. Il grande teatrante l’8 gennaio 1888 metteva in scena la sua nuova commedia , “ Miseria e nobiltà “ . Nasceva la sua opera più celebre, il suo capolavoro.
Carlo Giuffrè, dopo i successi teatrali di questi anni da “Natale in casa Cupiello”, “ Le voci di Dentro” “ Napoli Milionaria” e tanti altri, ripropone per il secondo anno consecutivo, questo testo strepitoso che, nella stagione teatrale 2002-2003, ha battuto ogni record d’incasso.
Carlo Giuffrè, come sempre nei suoi lavori, ne ha curato anche la regia ed è affiancato dall’attore Nello Mascia, mentre le scene e i costumi sono di Aldo Terlizzi.
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