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Lo spettacolo rivolge ai piccoli spettatori la ricerca drammaturgica che il Teatro Invito sta svolgendo sui " classici".
In questo caso la fiaba , che viene raccontata da Valerio Maffioletti, attore storico del Teatro Ragazzi , nei panni di un cantastorie che evoca e accudisce i due protagonisti con atteggiamento paterno.
Quello di Hansel e Gretel, secondo le interpretazioni di Bettelheim, è un percorso di crescita, un rito di iniziazione inevitabile. Perciò, il padre-narratore mette alla prova i due bambini inserendoli nella trama del racconto. Il bosco, la casa di pane, il fiume verranno felicemente superati, anche grazie ai suoi suggerimenti.
Il filo conduttore è la fame che dal narratore (che non mangia da tre giorni) si trasferisce sui personaggi.
L'attore evoca i luoghi della fiaba attraverso la parola, il canto, l'uso di oggetti quotidiani e di strumenti musicali. La chitarra, le percussioni, la kalimba e il flauto creano una foresta di suoni, trasformano evocativamente lo spazio scenico, si abbinano a giochi luminosi di raffinata semplicità. La scenografia è segnata da fascine di sambuco la cui disposizione crea i diversi ambienti del racconto.
I piccoli spettatori vengono portati nel cuore magico della fiaba, presi per mano con delicatezza e ironia per affrontare anche l'esperienza più paurosa: la strega, la paura di essere abbandonati e divorati.
Ma come tutte le fiabe, il superamento della paura porterà al lieto fine.
Una canzone festeggerà lo scampato pericolo. Col tesoro della strega Hansel e Gretel non avranno mai più fame e il cantastorie finalmente avrà qualcosa da mettere sotto i denti.
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