L’ELISIR D’AMORE
Melodramma giocoso in due atti di Felice Romani

musica di Gaetano Donizetti

Direttore: Pietro Miainiti
Regia: Filippo Crivelli

Scene: Lele Luzzati
Costumi: Santuzza Calì

Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova

Coro As.Li.Co. del Circuito Lirico Lombardo
Maestro Alfonso Caiani

Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano

Coproduzione Teatro Sociale di Como – As.Li.Co., Teatro Fraschini di Pavia Teatro Ponchielli di Cremona, Teatro Grande di Brescia, Teatro Donizetti di Bergamo

interpreti
Adina = Serena Gamberoni
Nemorino = Francesco Meli, Maurizio Pace
Belcore = Giulio Mastrototaro, Simone Del Savio
Dulcamara = Giorgio Caoduro, BrunoTaddia
Giannetta = Elena Bakanova, Caterina Borruso

 

 

 

 

L'Elisir d'amore
L'Elisir d'amore, opera composta in soli 15 giorni da Gaetano Donizetti e dal librettista Felice Romani, andò in scena con grandissimo successo al Teatro della Canobbiana di Milano il 12 maggio 1832.
L'Elisir che rispecchia gli schemi classici dell'opera buffa italiana dell'Ottocento oltre che essere considerata un capolavoro, possiede una filigrana musicale che offre all'ascoltatore, grande facilità d'ascolto mettendolo a proprio agio nel definire sia il carattere dei personaggi sia il tessuto della vicenda.
Quest'opera spumeggiante e di elevata vivacità, intreccia le pene d'amore di Adina e Nemorino, in un ambiente paesano e agreste dove, in un contesto campagnolo, scorre una vita semplice e spensierata.
In questo quadro idilliaco, irrompe Dulcamara, dottore ciarlatano e fanfarone che, piombato in questa comunità come un sasso nello stagno, irretisce Nemorino vendendogli del vino, simulando un elisir risolutore di tutte le pene del mal d'amore. Confortato dal magico liquore, Nemorino si prodiga per togliere l'amata Adina dalle braccia del sergente Belcore, che l'ha chiesta in sposa.
Alla fine è il giusto amore che trionfa e, mentre tutto il paese saluta festosamente la partenza di Dulcamara, i due innamorati coronano il loro sogno d'amore, godendosi, tra l'altro, la cospicua eredità che Nemorino, nel frattempo, ha ricevuto dallo zio.

OPERA
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