La Contemporanea 83 e Giovit
presentano

EDIPO.COM
di Gioele Dix e Sergio Fantoni, con la collaborazione di Francesco Brandi


con Gioele DIX e Luisa MASSIDDA

Regia: Sergio FANTONI

Musiche originali: Cesare Picco
Scene: Nicolas Bovey


Note dell'Autore

 

Anselmo, intellettuale espansivo e nevrotico, in piena crisi esistenziale a causa di un rovescio sentimentale, è ospite di una clinica della salute alquanto singolare.
Il ferreo regolamento interno vieta, tra l'altro, che i pazienti-impazienti possano leggere libri. Ma Anselmo, per natura disobbediente, trasgredisce alla regola leggendo e rileggendo, di nascosto, una tragedia che da tempo misteriosamente lo ossessiona: "Edipo re" di Sofocle. Lo scopre Giada, infermiera inglese di origini italiane che lo assiste e accudisce in esclusiva. La donna dovrebbe sequestrargli il libro. Invece, un po' per simpatia e un po' per curiosità, si lascia coinvolgere dal racconto appassionato che l'uomo le propone della complicata vicenda dell'antico re di Tebe. Anselmo si impegna nella narrazione senza risparmiarsi, entusiasta all'idea di far scoprire alla sua privilegiata spettatrice i mille risvolti di una storia che conosce praticamente a memoria. La descrive, la ambienta, la colora. La arricchisce. Ci inventa sopra. Ci polemizza intorno, "recita" tutti i personaggi della storia, parteggia per alcuni e ne irride altri, mischiando i toni tragici del mito a buffe, a volte esilaranti, parentesi legate alle proprie vicende personali.
Si trasforma, quasi senza rendersene conto, in un singolare e trascinante cantastorie iper-moderno. Giada gli fa progressivamente da spalla, domanda, commenta, insinua, devia, rivelando un proprio mondo interiore perplesso e candidamente ironico. Il gioco è assai divertente per entrambi, sebbene la materia si faccia via via più spessa e dolente. Anselmo fa persino fare a Giada la parte di Giocasta. Ma quando il racconto della tragedia sta per giungere al suo epilogo, Anselmo si blocca contrariato: non ama quel finale e si rifiuta di proseguire. Alle proteste vibrate di Giada che vuole giustamente sapere "come va a finire", replica proponendole una conclusione tutta diversa del dramma.

Lo spettacolo possiede una potente forza comunicativa che lo rende molto gradito al pubblico. Due diversi piani narrativi si intersecano a sorpresa: la storia di Edipo e la vita del protagonista, Anselmo. Il racconto dell'una è terapeutico nei confronti dell'altra. L'indagine di Edipo sulla propria origine procede per stadi progressivi di presa di coscienza. Sofocle pare davvero uno psicanalista prestato al thriller, o forse un giallista prestato alla psicoterapia: srotola sapientemente la tragica vicenda con ritmi irregolari, accelera e decelera di continuo, pare di sentire il respiro affannoso di Edipo, o il suo cuore in intermittente allarme.
Anselmo soffre e si fa presente ove Edipo è latitante, come anestetizzato. L'eroe è grande, soprattutto nella sua debolezza. E il narratore, Anselmo (e gli spettatori con lui) riempie quei vuoti apparenti, prende tempo durante quelle sospensioni che Edipo pare prendersi di fronte all'amara verità sul suo destino. Non può non scaturirne la risata, in alcuni di quei momenti. L'ironia è contigua alla tragedia, nascono entrambe dall'inciampo, dall'errore, dal deficit.
A volte si dice: è tragico. Eppure può far ridere.

Gioele Dix

 

 

 

 

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