Mondo Musica
presenta
COMPAGNIA DEL TEATRO DI STATO DELL'OPERA MAGIARA DI CLUNY

LA PRINCIPESSA DELLA CZARDA di Emmerich Kàlmàn

con Melinda Marton, Peter Szabo, IldiKo Veress
regia Giuseppe Visciglia
Orchestra diretta dal M° Gerorge Balint

 

 

Il giovane principe di Lyppert-Weylersheim, Edvino, trascorre le sue serate in un celebre locale notturno di Budapest, l'Orpheum. Qui si innamora di Sylva, diva del momento. Purtroppo il suo romanzo d'amore è destinato a durare poco. Infatti sua madre Cecilia, venuta a conoscenza della cosa, ha fatto ingaggiare Sylva per una tournée in America e ha preparato per il figlio un fidanzamento ufficiale con la contessina Stasi. Ma Sylva e Edvino si amano profondamente e, prima di lasciarsi, il principe stipula un contratto di nozze col quale promette di sposarla entro otto settimane.
Due mesi più tardi le cose sembrano prendere una piega diversa. Edvino ha accettato, sia pure a malincuore, di unirsi con Stasi e, a palazzo Lyppert-Weylersheim, viene indetta una festa di fidanzamento. Sylva si presenta alla festa facendosi passare per la moglie del conte Boni. La serata porta molte sorprese: Cecilia ritrova una sua vecchia fiamma, Feri; Stasi e Boni si innamorano a prima vista. Sylva cerca invece di irridere Edvino: ora che è "contessa", può essere considerata del suo stesso rango.
Amareggiata, confessa a tutti gli invitati di essere solo una canzonettista di varietà.
Anche Feri ha una notizia importante: Cecilia, in gioventù, è stata anche lei una canzonettista ed era nota col nome di principessa della czarda. Il consenso alle nozze fra Elvino e Sylva è ormai scontato.

I motivi de La Principessa della czarda fanno ancor oggi parte della tradizione del popolo ungherese, un po' come da noi le classiche note di "O sole mio".
Quando fu composta, nel 1915, la pur attiva operetta magiara non aveva avuto una sua Vedova allegra né era riuscita a conquistare completamente il pubblico viennese.
Con La principessa della czarda la duplice monarchia, sul punto di spezzarsi storicamente, trova il suo massimo punto d'incontro. Ancora nel 1950 questa operetta, con la leggendaria Hanna Honthy, rappresentava il successo teatrale in terra magiara, cosa che dura tutt'ora, anche se lo spartito di Kalman è ormai eseguito nei teatri d'opera di tutto il mondo. Si contano molte riprese anche in Italia, tanto sotto l'egida degli enti lirici quanto ad opera di compagnie private.

In quest'ottica anche le macchiette dei viveurs Boni e Feri hanno un risvolto meno superficiale, così come il patetismo degli innamorati Sylva e Edvino non è solo la stucchevole storia fra tenore e soprano ma un sussulto, l'ultimo di un mondo che appartiene ormai al passato. Cecilia, l'ex canzonettista divenuta principessa, tratteggia ora sul filo della nostalgia ora con l'impeto della nuova "arrivata" il profilo di chi ha conosciuto fasti ottocenteschi e che, col nuovo secolo, si arrampica ad una vacillante nobiltà per assaporarne gli ultimi soavi sapori.

Fra i compositori dell'area danubiana, Kalman si caratterizza per una vena se non proprio drammatica almeno inquieta. Molti sono gli spunti in cui Kalman sembra tentato di comporre un'opera tzigana, ma che prevalgono comunque sui ritmi di tre quarti, che si richiamano direttamente al carattere straussiano. L'autore è: contenuto nel valzer della "Rondinella", popolare nell' "Hurrà", avvincente in "Canta un coro d'angioletti". Tra accenti ungheresi e valzer viennesi, Kalman dimostra già un'ottima predisposizione per i duetti affidati alla coppia brillante.
Emmerich, si affeziona a Vienna e non vuole staccarsene: Quando il 17 novembre 1915, al Teatro Johann Strauss ha luogo la prima de "La principessa della czarda", con protagonista Mizzi Guther, nascono noie e difficoltà nella messa in scena: muore improvvisamente il fratello di Kalman, l'assassinio di Sarajevo e il conseguente scoppio della guerra. La data della prima è fissata per il 13, ma Kalman, per superstizione, detesta questo numero, che infatti porta i suoi effetti negativi: l'attore Josef Konig (Boni) cade malato, è inevitabile il rinvio; rinviare una prima è cattivo segno, tuttavia in quattro giorni, bandite le superstizioni, si smussano gli angoli al lavoro che, rimodellato, ottiene uno dei più grandi successi della storia operettistica.

 

 

<   PROGRAMMA DEGLI SPETTACOLI