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Lei si vede che ha qualcosa di strano, che non è una donna come tutte…
Manuel Puig, Il bacio della donna ragno
Nella cella di una prigione sono rinchiusi Molina, un omosessuale accusato di atti di libidine, e Valentin, un terrorista. Per passare le giornate Molina racconta al taciturno e scostante Valentin le trame dei film che maggiormente l'hanno colpito, primo fra tutti quello della donna che si trasforma in pantera ogni volta che si eccita.
Valentin è prigioniero del suo rigorismo rivoluzionario mentre Molina è sognatore, provocatorio, incapace di prendere sul serio la visione del mondo del suo compagno di cella. Niente sembra legare i due personaggi, ma con il passare del tempo si scoprirà l'esistenza di una occulta ragnatela che li farà avvicinare umanamente l’uno all’altro.
Per chi ha avuto l’occasione di leggere il romanzo omonimo di Manuel Puig, o di vedere il film di Hector Babenco - questa è un’opportunità per vedere a teatro una pièce che è diventata in questi anni un cult, proprio per la sua forza immaginifica, fatta di umanità, poesia, vita.
Forse uno degli aspetti di maggior fascino di questa commedia è proprio il desiderio - il sogno - di trasformarci in qualcosa che assomiglia più alle nostre fantasie, alle nostre passioni, che alla realtà fondata sull’utopia di un mondo migliore.
E proprio perché non c’è – da parte dei due personaggi della commedia - l’utopia di un mondo migliore, ma solo il proprio desiderio di immaginare se stessi diversi dalla propria condizione, lo spettatore è introdotto all’interno di un mondo fatto di passione e amore per se stessi, in contrapposizione alla rigidità e alla crudeltà del mondo circostante, della realtà.
L’idea della regia è quella di spostare la vicenda ambientata in una cella, in una sorta di limbo bianco – preludio di uno spazio dell’anima e delle emozioni – dove la registrazione del destino dei due personaggi è affidata alle telecamere di controllo di un paradisoperduto delle speranze e dei sogni di libertà.
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