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NON SENTIRE IL MALE [Altri Percorsi]

C'è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c'è oltre e altrove.
non sentire il male

non sentire il male

Quando: il 16/11/2017 dalle 21:00 alle 23:00

Dove: Teatro Cagnoni

Contatto: teatro cagnoni - 0381 82242 - cagnoni@comune.vigevano.pv.it

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Giovedì 16 Novembre 2017

Ore 21,00

 

 

Le Belle Bandiere in collaborazione con Nuova Scena Saccisica

con il sostegno di Regione Emilia Romagna, Comune di Russi

presentano

NON SENTIRE IL MALE
dedicato a Eleonora Duse

di e con Elena Bucci

disegno luci per il teatro Maurizio Viani

disegno luci in altri spazi Loredana Oddone

cura del suono Raffaele Bassetti

nella versione concerto le musiche sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte

da Andrea Agostini e da Dimitri Sillato

assistenti all’allestimento Gaetano Colella, Nicoletta Fabbri


C'è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c'è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie. Non avrei mai avuto il coraggio di questa solitudine senza il calore degli amici e di questo li ringrazio. Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo - il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono - pieno di memorie storiche e personali. Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l'intensa trasformazione che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo interiore che, pur modificando il linguaggio e l'espressione, posso rintracciare in ogni momento. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D'Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone.

Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori...forse sognava di poter volare per un attimo, come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito.

Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l'arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare. E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé. Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell'accantonare regole e convenzioni. Allo stesso tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.

Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria.

 

Storia di uno spettacolo lungo una vita

Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me. Cominciai a pensarci appena uscita dalla compagnia di Leo de Berardinis, il mio maestro, con il quale avevo lavorato per tutto il suo periodo bolognese realizzando grandi spettacoli come Amleto, Re Lear, Il ritorno di Scaramouche.Volevo trovare una mia strada personale, una scrittura, una visione. Mi chiusi in un palazzo abbandonato della Romagna dove feci le prime prove aperte, non immaginando che diventasse uno spettacolo. E invece questo lavoro ha avuto una vita molto fortunata, dal debutto ormai lontano nei Festival di Polverigi, Montalcino e 'Per antiche vie', progetto ideato da Mario Martone per il Teatro di Roma – se ne trovano tracce nel libro di Maurizio Buscarino - ad una recente versione per Rai2 Palcoscenico, realizzata proprio nel palazzo dove il lavoro è nato. Ha replicato in molti spazi, in teatro, all'aperto, in allestimenti speciali per luoghi particolari a lei cari, da Milano, ad Asolo nella casa dusiana, nelle ville del Brenta, a Chioggia dove visse la madre, a Venezia – in occasione del convegno internazionale che ne ha celebrato i 150 anni dalla nascita (per lei, che odiava le commemorazioni...) - e nella Biblioteca del Longhena presso la Fondazione Cini dell'isola di San Giorgio, dove Maria Ida Biggi, che custodisce i maggiori lasciti, ha inaugurato la 'stanza della Duse', museo in continua trasformazione in totale consonanza con lo spirito di questa artista. Mai avrei immaginato, quando cominciai a scrivere, che avrei potuto arrivare così vicino a i documenti, ai luoghi, alle suggestioni. Ad ogni replica, immergendo i materiali in spazi diversi, la scrittura scenica si trasforma seguendo la linea di tre versioni, che amo allo stesso modo, proprio per le loro differenze: l'avventurosa versione itinerante, che può essere allestita all'aperto o al chiuso, quella per il teatro, per la quale Maurizio Viani – maestro della luce di Leo e dei nostri spettacoli che ci ha da poco salutato - diede il suo prezioso contributo alle luci. Poi c'è la versione concerto, nata in occasione della registrazione del lavoro per Rai Radio3 (3 maggio 2002), nell'ambito del progetto 'Il terzo orecchio' di Mario Martone, e per la quale ho chiesto al compositore e pianista Andrea Agostini di realizzare con me musiche originali e di eseguirle dal vivo. Nel corso del tempo ho scoperto molte facce di Eleonora, le sue molte età e le molteplici attitudini, da quella più nascosta e misteriosa, che la rendeva una medium tra vivi e morti a quella capocomicale e politica. Da tutte, fuse in un'unico vortice di energia originale e rivoluzionaria, ho imparato che di nessuna vita si può mai dire di cogliere l'essenza, essendo ogni vita un romanzo senza fine.

Elena Bucci

 

 

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